4 you e non solo

Ricostruzione del Legamento Crociato Anteriore del ginocchio dopo i 40 anni. Vi racconto la mia esperienza

Ho maturato da un po’ l’idea di scrivere questo post, che per una volta non c’entra nulla con makeup e beauty, ma che spero possa essere d’aiuto per chi ha oltre 40 anni, non è sportivo ma purtroppo ha subito una lesione completa al legamento crociato anteriore del ginocchio e non ha ancora deciso se farsi operare o no.

Voglio che sia un post “diario” e che racconti bene e senza sconti la mia esperienza.

Da dove parto: l’infortunio nel 2017

L’agosto del 2017 potrebbe essere definito come il mese più assurdo che io abbia mai vissuto.

Si prospettava una grande estate: partenza da Milano per Miami e poi Messico con un’amica. Non vedevo l’ora. Avevo 41 anni. Ammetto di non essere mai stata una sportiva e che il mio massimo erano passeggiate, corsette e un po’ di palestra.

Non avevo mai avuto dolori o problemi particolari alle ginocchia.

Quel 14 agosto salgo su un volo American Airlines per Miami. Ovviamente felicissima. Dopo circa 4 ore di volo, vado in bagno e, al mio rientro a posto, non vedo un cellophane sulla moquette dell’aereo. Ci scivolo sopra con un piede e, ancora non so come, compio una specie di piroetta su me stessa frenando la caduta con l’altra gamba. Appena il piede poggia per terra, avverto un dolore lancinante, fortissimo e velocissimo e percepisco lo spostamento della rotula verso l’esterno e il suo rientro in sede. Tutto avviene in un secondo, eppure mi sembra un’eternità.

Lancio un urlo, arriva una hostess, spavento, ghiaccio e scendo dall’aereo ore dopo facendomi venire a prendere da una sedia a rotelle.

Welcome to Miami. Bienvenido a Miami, direbbe Will Smith.

Sì ecco, ridevo comunque ma non potevo muovermi dal lettino! Sia messo agli atti!

Vi risparmio tutto il resto. Vi assicuro: vi risparmio tanto. Perché la vacanza più pazza del mondo non mi ha risparmiato altri problemi: dai dolori all’assicurazione, fino alla febbre per colpa di un’infiammazione indesiderata.

Ma, in tutto ciò, diciamo che torno a casa dopo 15 giorni con il ginocchio destro semi bloccato, zoppicante, con il muscolo quadricipite inesistente e con la consapevolezza di aver avuto una brutta distorsione e un’estate da archiviare.

Approccio conservativo: la scelta di non operare

I mesi successivi alla mia sfortunata vacanza sono mesi in cui mi dedico alla fisioterapia.

Ci tengo a dirlo. È fondamentale affidarsi a un fisioterapista. Sia che decidiate di operarvi subito, sia che come me proviate a stare senza legamento per un po’.

Scopro, a circa 3 mesi dal fattaccio, di avere il legamento rotto. Prima di allora il mio ginocchio era ancora troppo pieno di versamento liquido per intravedere la rottura dell’LCA da una risonanza magnetica.

Stavo già facendo fisioterapia di recupero e potenziamento muscolare e il mio ortopedico riscontra un ginocchio piuttosto stabile, suggerendomi subito di non farmi operare.

Ecco. Io non ho mai subito operazioni in vita mia e onestamente l’idea di andare sotto i ferri non mi metteva allegria.

La proposta dell’ortopedico quindi suona subito come dolce musica alle mie orecchie. Evviva! Si prova a stare senza legamento!

Ve lo dico subito. Potrete leggere quello che volete. Potrete ascoltare mille e milioni di testimonianze di chi vi dirà che, grazie a un muscolo forte, si sta da Dio anche senza crociato.

Io non vi dico di non provarci. Ma vi dico una cosa: al primo segnale di fastidio, al primo “grattino” dolce tra femore e tibia, fermatevi e pensate. Provateci ma non perdete tempo inutile. Ognuno di noi è diverso e, nonostante un muscolo da Terminator, non è detto che il vostro ginocchio ami stare senza il suo amichetto LCA. Ecco, io ve l’ho detto.

I miei 2 anni senza LCA: tutta la verità

Cosa si prova a vivere senza legamento crociato anteriore nel ginocchio?

Partiamo dal presupposto che io rappresento una fetta di sfortunati privati di crociato che non sono né sportivi né giovani.

Non piango perché non posso calciare un pallone o scendere da una pista innevata. Onestamente non me ne importa e non me ne importava nulla.

Partendo da queste basi, potrei agevolmente dire che senza LCA si fa una vita normale.

Ma… c’è un ma… che nel mio caso va ben raccontato.

La mia vita di viaggiatrice pendolare “hard” con tre cambi di mezzi pubblici e circa 2 ore di viaggio e 70 km per andare al lavoro mi costringe a passeggiate da oltre 12mila passi al giorno, scale da salire e scendere, dribbling tra passanti, valige e treni da prendere. Ogni giorno, due volte al giorno, con qualunque tempo atmosferico.

Il ginocchio regge, tengo il muscolo abbastanza teso cercando di fare attività in palestra almeno due volte a settimana e camminando molto. Ma mi accorgo che non basta. Vivo con un quasi perenne piccolo fastidio nella zona del piatto tibiale. La miglior descrizione è data da un amico che ha il mio stesso problema: sembra un cagnetto attaccato alla gamba. Non morde seriamente, ma c’è. È lì. A volte lo senti di più, a volte di meno.

Mi trovo ogni tanto a passarmi una mano sul pantalone, in quella zona. Penso sia una grinza nella stoffa e invece è una grinza più profonda che mi dà fastidio. Perché non è proprio dolore. È fastidio.

Ma guai a dimenticarlo. Guai a sottovalutarlo. Lui si fa sentire. A volte esagera e inizia a far male. Soprattutto quando scendi e sali le scale. O quando fuori piove.

Poi, un giorno di giugno, a quasi un anno dal fattaccio, stai per perdere un treno e distogli lo sguardo da terra. Metti un piede su una bottiglietta d’acqua buttata per terra (maledetto chi non usa i cestini) e slitti. Poco. Non cadi. Ma abbastanza per sentire crack.

La tibia e il femore applaudono sbattendo tra di loro e dopo pochi minuti senti la sensazione ormai familiare: liquido, gonfiore, rigidità.

Allora, si riparte con la fisioterapia e si inizia a farsi domande. Però no. Non è ancora ora. Ci voglio ancora provare e tengo duro. Ma mi limito sempre di più: quando cammino guardo per terra attentamente, evito i percorsi sterrati, le scarpe con il tacco non esistono, di ballare non se ne parla. Giro con una ginocchiera in borsa. Che non si sa mai. Ho 42 anni ma, senza rendermene conto, mi muovo come una 70enne.

Eppure, ho un quadricipite sempre ben messo eh. Ci tengo a dirlo. E, tutto sommato, mi sembra che il ginocchio non mi dia per nulla fastidio. All’operazione non penso neppure lontanamente.

Ecco come arriva la decisione. I consigli prima di affrontare l’operazione di ricostruzione LCA

Il 22 giugno 2019 piove a catinelle. Anzi no. Diluvia come in Thailandia durante la stagione monsonica. Sono in casa. A piedi nudi.

Mi sposto in camera da letto per chiudere una finestra rimasta aperta. Sono talmente tanto concentrata sulla finestra che non guardo per terra, dove invece dovrei guardare perché c’è un lago d’acqua.

Ho addosso un paio di jeans attillati.

Slitto sull’acqua. È un attimo. Una banalità. La gamba sana si piega con semplicità e si accuccia mentre io mi siedo per terra. La gamba senza crociato invece no. Va per i fatti suoi. Sento due crack fortissimi. La gamba si piega in modo innaturale e, dopo un urlo, mi ritrovo a guardarmi il piede destro che punta verso destra e il ginocchio che punta verso sinistra.

È un attimo. Ma lì decido.

Basta.

Non so come ma mi tolgo i jeans. Striscio a terra fino in cucina e tiro un altro urlo girando di forza il piede nel verso del ginocchio. Crack. La gamba è di nuovo dritta. Sono sola in casa. Mi trascino e mi faccio forza. Mi alzo sulle gambe. La gamba regge ma fa malissimo.

Eccola lì… I lividi del post distorsione

Andrò in ospedale. Radiografia, piccola frattura tibiale ma nulla di che. Mi dicono: è ora di agire.

Ci metto 6 settimane di stampelle, ghiaccio a profusione, argilla, kinesio taping ma anche mare e sole per riprendermi. Mi resta in regalo un fastidio costante nella zona del legamento mediale. Nuove ferite di guerra.

Un’estate da abbronzatura stilosa grazie al kinesio taping

A luglio prendo la decisione e mi faccio mettere in lista per l’operazione di ricostruzione del legamento. So che dovrò attendere almeno fino a ottobre per permettere alla frattura al piatto tibiale di rimarginarsi e per aspettare comunque la chiamata dall’ospedale (nel mio caso il Papa Giovanni XXIII di Bergamo).

Ma so che questo tempo dovrà essere utilizzato al meglio.

Ora chiariamolo.

Siete ultra 40enni e non sportivi? Volete operarvi? Io non solo vi consiglio ma francamente mi sento quasi di imporvi con garbo la necessità di PREPARARE la vostra MUSCOLATURA. Punto. E di farlo bene e con l’aiuto di un fisioterapista.

Sì, ha un costo. Sì, serve tempo. Ma vi assicuro, fino allo sfinimento, che farà la differenza.

Arriva la data dell’intervento: 25 novembre 2019.

Tra settembre e la data dell’intervento svolgo un piano di allenamento attento e disciplinato. Due volte a settimana con un fisioterapista 1 ora alla volta e altre due volte da sola in palestra. Intanto, già che ci sono, perdo 10 kg. Il crociato non regge il peso del corpo ma essere più leggera aiuta. Eccome. Soprattutto, paradossalmente, il ginocchio sano che sarà presto sottoposto a un vero tour de force! Arrivo all’intervento con una massa muscolare e una forza fisica mai avute prima. Ho 43 anni e sono passati due anni dalla rottura.

L’intervento di ricostruzione LCA e cosa non vi dirà mai nessuno

Lo so. Farete tutti così. Farete tutti come ho fatto io. Prima cercherete un buon ortopedico. Poi farete domande ossessive a chiunque conosciate che si è fatto operare. Poi scandaglierete il web e YouTube tra gruppi, testimonianze, video tutorial, pareri e racconti. Alcuni positivi e altri no. Vi soffermerete su tutto: tutore, rotazione, stampelle, metodi di prelievo del tendine, dolori, riabilitazione… Diventerete esperti. E alle visite preoperatorie a breve farete incazzare il vostro ortopedico perché sembrerete un Puffo Quattrocchi esperto in legamenti crociati. Insomma, sarete odiosi.

Vi dico un segreto.

Davvero. Non vi servirà a niente. Proprio a niente.

Sapete perché? Perché è incredibile come l’operazione di ricostruzione del legamento crociato sia completamente soggettiva e che quello che arriverà dopo sarà come un vestito su misura per voi. Purtroppo o per fortuna adattato al vostro corpo e alla vostra esperienza.

Proverete dolori che nessuno vi ha raccontato, sensazioni tutte vostre, il vostro ginocchio parlerà con voi una lingua tutta sua che solo voi capirete.

La sera prima dell’operazione mi faccio fare la mia prima puntura di Eparina. Ho il trolley pronto con calze antitrombo, tutore rigido che mi hanno chiesto, stampelle e altre cose.

Entro in ospedale la mattina del 25 novembre ma per una serie di numerose emergenze, mi operano solo alle 18,30.

La gamba segnata appena prima dell’operazione

Passa un dottore a segnarmi la gamba con un pennarello. Mi fanno poi una puntura e mi dicono scherzosamente che potrei iniziare a dire sciocchezze perché si tratta di un calmante che ti “scioglie” un po’. Io non mi preoccupo e ribatto che già di mio tendo a essere un clown.

Mi portano in sala operatoria direttamente con il mio letto. Ho un comodo camice di flanella morbida. Piacevole sulla pelle.

Ah dimenticavo: ho una sfiga in più.

Ho il ciclo. E quindi mi tocca tenere addosso le mutandine e un assorbente esterno. Mi ero fatta una doccia attenta con un detergente antibatterico dato dall’ospedale. Tolti orecchini, smalto e trucco. Per l’occasione, taglio tattico da G.I. Jane!

La simpatica anestesista mi dice che mi farà una puntura nella schiena, di sedermi e piegarmi su me stessa. Poi mi dice che, dato il fatto che è tardi, mi addormenteranno per farmi stare più tranquilla.

Fatta la puntura (c’è di peggio) arriva uno degli ortopedici che mi opereranno. Le mie gambe iniziano a formicolare ma anche il mio cervello. Sento crack. È lui che mi esamina la stabilità del ginocchio a muscolo riposato e no… Non è stabile per nulla.

Io dico “ahia” e lui “ah, ma senti ancora?”. Lo guardo male. Mi portano in sala operatoria. Chiedo all’anestesista di tirarmi su la cuffia perché ce l’ho sul naso.

Poi mi mettono una mascherina.

Poi il nulla. Anzi, un sonno perfetto. Penso addirittura di essere altrove. In una vita parallela. Faccio sogni bellissimi.

Mi risveglio leggermente quando sento che mi stanno chiedendo di muovere le gambe. Lo faccio anche se dalle ginocchia in giù non sento nulla.

Mi riportano in camera. Mi guardo la gamba. Sono fasciata e ho un tutore con due cannette del drenaggio.

È fatta. Per prima cosa contraggo il quadricipite e ce la faccio. Mi addormento beata solo dopo il passaggio dell’ortopedico che mi accarezza la gamba e mi dice che “abbiamo fatto bene ad agire. Era proprio da fare”. Lo guardo e non so se sto guardando un fantasma o un Principe Azzurro. Sorrido e ringrazio.

Sono circa le 21,30. Mando la prima foto della mia mano a chi aspetta mie notizie e chiamo casa.

Non vi preoccupate per il dolore. All’inizio non sentirete nulla. Tra antibiotico, antinfiammatori e antidolorifici sarà un via vai di flebo e sarete in paradiso.

Il peggio per quanto mi riguarda è stato dover fare pipì nella cosiddetta padella e cambiarmi il dannato assorbente. Insomma, il ginocchio era l’ultimo dei problemi.

La mattina dopo l’intervento mi sentivo benissimo. Voglia di mangiare e voglia di testare subito la forza del muscolo.

La buona notizia è che il mio quadricipite si contrae bene, posso già alzare la gamba e il dolore sembra limitato.

Ma le sorprese sono sempre dietro l’angolo.

Sto chiacchierando con un amico che è passato a farmi visita quando mi rendo conto che c’è qualcosa che non va. Il lato interno della gamba infatti mi sembra improvvisamente tutto bagnato. E caldo.

Vengono a togliermi i drenaggi. E lì la sorpresa.

La gamba è completamente piena di sangue. Tutta la mia grande attenzione e preoccupazione per l’eliminazione dei drenaggi va a farsi benedire.

Anche l’ortopedico – lo stesso che mi aveva segnato la gamba col pennarello – mi toglie le cannule quasi senza badarci. Sembra agitato perché non capisce da dove arrivi tutto quel sangue.

Parentesi: togliere i drenaggi non fa male.

È semplicemente una sensazione strana, come se ti tirassero un cavo dal fondo dell’intestino. Un risucchio interno. Non fa male. Fa strano.

Ma torniamo a noi.

L’ortopedico chiede all’infermiera con lui di portare garze … tante garze. Mi fanno saltare un punto della ferita e iniziano a tamponare. A un certo punto spunta sangue a spruzzo e inonda le lenzuola. Sento dire “e questo da dove arriva?”. Benissimo. Non ho paura del sangue ma vorrei capire che succede…

Mi spiegano che molto probabilmente il drenaggio del lato interno del ginocchio si è spostato o otturato e il sangue è finito in parte sotto pelle e in parte ha “spinto” per uscire. Oppure, resta la possibilità che un capillare sia rimasto aperto dopo l’intervento.

In ogni caso, mi fasciano la gamba in modo stretto e accurato e decidono di tenermi in ospedale un giorno in più.

Lì comincia quello che potrei finora definire come il dolore peggiore di tutta questa storia.

La gamba inizia a gonfiarsi. Piano ma avverto una sensazione di intorpidimento che va dal piede e arriva alla coscia. Ma non è tutto.

Incomincio ad avvertire la circolazione sanguigna o quello che assomiglia alla circolazione. Avverto un “andirivieni” di fluidi nella gamba e intanto tutto inizia a bruciare. E vi assicuro… talmente tanto che devo chiamare un’infermiera. Mi dicono di aspettare, ma sono i 20 minuti peggiori.

Sudo e cerco di stare ferma. Ma la gamba brucia come se fosse attraversata da un fuoco.

Grazie a Dio tutto finisce in circa 20/30 minuti.

Come vi dicevo: il peggio per me non sarà mai il ginocchio.

Il ritorno a casa: le prime 2 settimane in totale onestà

Ok. Il 30 novembre torno a casa. Il sangue si è fermato, mi fanno un prelievo per essere certi che non abbia perdite ematiche interne. Mi tolgono la fasciatura e mi mettono i cerotti.

Appena tolta la fasciatura, la mia gamba lievita. Come un muffin. Mi sento crescere di spessore in pochi minuti. Mi dicono che è tutto normale. Sarà. Mi infilo con difficoltà le calze elastiche… che fatica…

Eccola qui, uno zampone gonfio ma felice

Il giorno prima delle dimissioni avevo raggiunto il Nirvana alzandomi e camminando finalmente! Stampelle, tutore e primi passi… verso l’uso indipendente di una toilette!!!

Eccomi qui: ultimo pranzo in ospedale prima di tornare a casa!

Il ritorno a casa è bello, ma al tempo stesso difficile.

Purtroppo ho ancora episodi di intenso bruciore alla gamba. Sono spaventata perché non capisco da cosa siano causati e intanto la gamba diventa dura e gonfia dalla caviglia a mezza coscia.

Andare in bagno, stare in piedi per più di 2 minuti è difficile. Il dolore principale è dietro alla gamba e localizzato nel polpaccio.

La tecnica usata per la ricostruzione del mio legamento crociato è stata quella del prelievo del gracile e semitendinoso. In pratica, attraverso il taglio sotto il ginocchio, sono entrati a prelevarmi un pezzo di tendine nel retro della coscia, per poi utilizzarlo per ricreare un legamento crociato.

Pertanto, la zona più dolente è per me il retro coscia e tutta la zona del polpaccio lato interno della gamba. Sembra che non faccia stretching da 100 anni e anche solo stare in piedi per qualche minuto fa male.

Nonostante ciò, non mi arrendo.

Continuo ad appoggiare il piede, caricando un po’ e a cercare di piegare.

Il 2 dicembre inizio fisioterapia in studio, 3 volte a settimana.

Il 6 dicembre noleggio un kinetec. Si tratta di un apparecchio che movimenta in modo passivo il ginocchio. Un esercizio in più che svolgo attentamente 3 volte al giorno per sessioni da 45 minuti l’una.

Il 9 dicembre mi tolgono i punti. Tutto va bene: ovviamente a parte il gonfiore ancora presente. Ma gli episodi di bruciore sono scomparsi per fortuna!

Il 13 dicembre mi siedo piegando le gambe a 90 gradi: grande soddisfazione!

Credo sia in assoluto il giorno più bello: quello in cui capisci che il peggio è passato. Abbandono il tutore e la vita mi sorride!

La vita a un mese dall’intervento di ricostruzione del legamento crociato anteriore

La concomitanza con il periodo natalizio, ha reso sicuramente più difficile il mio primo mese.

In genere, è un periodo fatto di appuntamenti, uscite, cene in compagnia, regali da comprare e albero da fare. Invece, questa volta, tutto si è fermato in funzione della mia gamba destra.

Il 22 dicembre ho smesso di fare punture di eparina. Ricordatevi: quando le fate, non strofinate la pelle dopo averle fatte! Solo in questo modo eviterete lividi continui.

Ho tolto finalmente le calze antitrombo e ho lasciato libere dai cerotti le ferite, ormai ben chiuse. Il taglio in realtà faceva ancora un po’ male e ogni tanto si gonfiava un po’. L’ho curato tamponandolo ogni giorno con Betadine.

Ecco lo stato delle ferite a un mese dall’operazione

Il gonfiore era in via di guarigione.

Utilizzavo una crema all’escina due volte al giorno.

Ma, a causa della pausa natalizia, ho smesso di fare fisioterapia in studio per due settimane. Chiaramente sapevo che avrei dovuto impegnarmi a casa e quindi ho dedicato le mie solite tre sessioni di kinetec giornaliere da 45 minuti e poi altre due mezz’ore a esercizi liberi per la muscolatura.

Man mano il dolore dietro alla gamba si è affievolito. Resta una sensazione di “duro” nella parte anteriore, attorno alla ferita ma anche sulla tibia e polpaccio.

Dopo Capodanno ho lasciato una prima stampella. E via via ho iniziato a camminare, almeno in casa, senza stampelle.

Ora, dovete sapere che aspettare 2 anni per farmi operare al legamento crociato nel mio caso ha dato conseguenze collaterali. In particolare la cartilagine del ginocchio si era sgretolata nella parte interna, nella zona vicino al collaterale mediale e il menisco si era un po’ sfrangiato. Durante l’operazione quindi erano stati sistemati anche quei danni, con il risultato che chiaramente qualche dolorino in più era prevedibile.

La vita a 2 mesi dall’intervento di ricostruzione del legamento crociato anteriore

La vita dopo 60 giorni dall’operazione inizia a essere molto più sopportabile, lo ammetto.

i miei leggings Oysho per le innumerevoli sessioni di fisioterapia

Il mio ginocchio ha iniziato a ragionare. L’estensione della gamba ormai è perfetta, così come la capacità di piegarla in posizione da seduta, oltre i 120 gradi senza sforzo. Le ferite sono completamente sanate, anche se continuo ad applicare Bio-Oil sulle cicatrici cercando di massaggiarle bene per scioglierle.

Ho attraversato qualche settimana no, perché la mia rotula “scrocchiava” molto nell’estensione sia sulla cyclette, sia a volte durante il giorno nei movimenti. A seguito del potenziamento muscolare, questo problema inizia ad affievolirsi, anche se è ancora presente soprattutto dopo lunghi periodi seduta.

Il bruciore del condilo femorale (la parte alta del ginocchio internamente nel mio caso) dovuto allo shaving della cartilagine che mi era stato fatto durante l’intervento sta sparendo per fortuna.

Anche in questo caso ho passato qualche giornata brutta per via di un bruciore interno al ginocchio, soprattutto quando lo estendevo da posizione seduta. Mi era praticamente impossibile eseguire esercizi di Leg Extension durante le sessioni di fisioterapia, sull’isocinetica.
Solo dopo qualche settimana, finalmente, sono riuscita a eseguire una sessione di esercizi di potenziamento senza sforzo e senza troppo dolore.

A metà gennaio ho iniziato anche a fare Leg Press e un po’ di Squat con schiena alla parete o alla Fit Ball. Fa male ma resisto e li faccio.

Il mio problema principale continua ad essere un indolenzimento generale dei tessuti della gamba, con aree più “dure” del normale, come se avessi una sbucciatura costante.

Un buon aiuto in questo senso – ma anche sul recupero dei tessuti muscolari – si trova nella Graston Technique, che il mio fisioterapista e osteopata pratica con successo anche su di me.
Se non ci fosse lui, lo ammetto, sarei persa!

Ancora una volta non posso che dirvi che la fisioterapia costante e ben fatta – io la faccio tre volte a settimana per un’ora e mezza a sessione – è fondamentale. Non bisogna esagerare, bisogna dare al legamento la possibilità di generarsi correttamente, con il cambiamento cellulare che lo porterà ad essere veramente simile a quello che si aveva in passato. Per questo un buon fisioterapista che sappia farti lavorare, ma senza eccedere, è di primaria importanza.

La scorsa settimana, per la prima volta, sono salita sul tapis roulant dopo l’operazione. Per ora cammino – lentamente – ma è una grandissima conquista!

La vita a 5 mesi dall’operazione e il lockdown dovuto al Coronavirus

ultimi giorni di fisioterapia prima del Lockdown causato dal Covid-19

Questa foto che vedete qui sopra è stata scattata il 24 febbraio 2020 nello studio di fisioterapia di Alzano Lombardo dove faccio riabilitazione fisica. Ah, piuttosto non solo i fisioterapisti sono simpatici e competenti ma è uno studio che vi consiglio molto se siete in zona Bergamo (le loro info sono qui e si chiamano Rihabilita Medical Center).

Come vedete, nella foto facciamo un po’ gli stupidini. Ma allora nessuno poteva immaginare quello che sarebbe poi successo nei giorni successivi e proprio nel mio paese, Alzano Lombardo in provincia di Bergamo.
Ma questo post non è dedicato alla tragedia del Covid-19 e del Coronavirus nella mia città e nella provincia di Bergamo, ma appunto alla mia riabilitazione e all’esperienza vissuta con la ricostruzione del mio legamento crociato anteriore.

Potete immaginare che pochi giorni dopo questa foto lo studio sia stato costretto a chiudere per quasi due mesi. Solo oggi, inizio maggio, le attività stanno lentamente riprendendo e basate su urgenze.
In tutto questo tempo allora come ho gestito la mia riabilitazione da sola? E come ho fatto con le direttive severe del “lock down” italiano?

La risposta è che nulla può veramente sostituire l’attività di un buon fisioterapista ma che ho avuto la fortuna di aver seguito una buona terapia fino alla chiusura per l’emergenza Covid. Inoltre, avere questo problema al quarto mese dopo l’intervento non è simpatico ma non è per fortuna così tragico come se fosse successo nelle prime settimane!

Allora mi sono dotata di qualche strumento fondamentale per effettuare un po’ di esercizi in casa (circa 60 minuti a giorni alterni):

  • per fortuna avevo già una Cyclette e se non puoi uscire è un ottimo attrezzo. Ce ne sono di mille modelli e anche molto semplici e pieghevoli. Date un’occhiata su Amazon in caso
  • Ho acquistato un tappetino da yoga per fare esercizi a terra. Quello che ho preso io lo consiglio. Ha un prezzo forse un po’ elevato ma è super antiscivolo e comodo
  • Ho acquistato gli elastici che vedete sopra. Permettono di realizzare un allenamento come se aveste dei pesi e hanno diversi livelli di resistenza.
  • Non smetto di dedicarmi almeno 5 minuti di massaggio ogni giorno con Bio-Oil o con un olio similare.

In questo modo ho cercato di riprodurre per quanto potessi un allenamento ideale per la mia gamba. Non sempre facile e soprattutto, essendo io appunto una gran pigra, non sempre motivata a farlo. Ma ha aiutato.

A cinque mesi dall’intervento posso dire di aver recuperato gran parte della stabilità del ginocchio e anche della sua sicurezza. Resta ancora la necessità di rafforzare muscolatura e movimenti e di sciogliere i tessuti ancora un po’ duri. Ci vorrà tempo e mi auguro quindi di poter cominciare nuovamente a muovermi in libertà. Ce lo auguriamo tutti.

Questo racconto per ora termina qui e spero che vi possa essere stato utile se stavate cercando informazioni sull’operazione di ricostruzione del legamento crociato del ginocchio. Se avete domande e volete condividere le vostre impressioni, potete commentare o contattarmi sui social di Bellezza4you o nei Contatti.